Franchising Settore Alimentare

Franchising Settore Alimentare

Il settore, che dal punto di vista dei consumi delle famiglie è rimasto sostanzialmente stabile nei volumi anche dopo la crisi del 2008 e la fiammata inflazionistica del 2022-2023, non rispecchia l’enorme dinamismo e l’effervescenza a livello di offerte di affiliazione e delle nuove attività in franchising del settore alimentare che entrano in questo mercato.

In questi ultimi anni non sono cambiate tanto le quantità quanto le modalità di consumo portando le aziende ad escogitare sistemi di vendita più specifici ed economici.

Sono nati quindi i negozi di vini alla spina e a seguire di alimenti in genere alla spina. Un sistema che consente sia un risparmio economico per il consumatore finale ma anche ambientale.

L’interesse per le specialità alimentari regionali ha portato alla nascita di negozi specializzati in prodotti tipici.

Il perfezionamento dei sistemi di preparazione casalinga del caffè ha portato alla nascita di negozi specializzati nella vendita di caffè in capsule e cialde (questa volta a discapito dell’ambiente).

L’aumento di attenzione verso le intolleranze alimentari e il variare delle diete delle persone ha portato alla creazione di negozi specializzati nella vendita di prodotti per celiaci, per vegani, alimenti per altre intolleranze, prodotti dietetici e integratori.

In conclusione nonostante i consumi in termini di volume non siano variati di tanto si registra una variazione in termini di tipo di consumo e questo ha portato nuove attività più specifiche e di qualità ad emergere ritagliandosi la loro fetta di mercato.

Il mercato del franchising alimentare oggi

Secondo il Rapporto Assofranchising Italia 2026, realizzato da Patrigest e TEHA Group, nel 2025 il giro d’affari delle reti in franchising in Italia ha raggiunto 39 miliardi di euro, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, pari a circa l’1,7% del PIL. A trainare il comparto sono proprio GDO alimentare e ristorazione, che da sole generano una quota dominante dei ricavi complessivi.

Anche il contesto dei consumi è cambiato: secondo l’Istat, tra il 2021 e il 2025 i prezzi del carrello della spesa sono cresciuti del 24%, contro il 17,1% dell’inflazione generale. Le famiglie sono diventate più attente al rapporto qualità-prezzo e premiano i format che offrono convenienza, prossimità e prodotti a marchio, ma anche le proposte specializzate su qualità, filiera corta e alimentazione salutistica. Tra i trend più interessanti spiccano i format dedicati al food sostenibile e senza sprechi, i negozi di prodotti proteici e funzionali e le formule ibride che uniscono vendita e consumo sul posto, capaci di aumentare lo scontrino medio.

Quanto costa aprire un franchising alimentare

L’investimento varia molto in base al format. I corner e i piccoli negozi specializzati (prodotti tipici, sfuso, alimenti per intolleranze) possono richiedere alcune decine di migliaia di euro, mentre i minimarket e i supermercati di prossimità arrivano a cifre ben più elevate, legate a superficie, attrezzature refrigerate e primo stock di merce. A questo si aggiungono fee d’ingresso, royalty e contributi pubblicitari, da valutare con attenzione nel contratto.

Un elemento da non sottovalutare è il finanziamento: lo stesso rapporto Assofranchising indica l’accesso al credito come uno dei principali ostacoli all’apertura di nuovi punti vendita. Per questo è utile scegliere franchisor che offrano accordi con istituti di credito, formazione iniziale e supporto nella ricerca del locale, e preparare un business plan realistico prima di firmare.

Articolo aggiornato al 23/09/2026.

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Staff Infofranchising.it

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